Relazione introduttiva del Segretario politico alla Direzione Nazionale della DC

 

  

 

IL SEGRETARIO NAZIONALE

 

 

Desidero ringraziare tutti i partecipanti a questa riunione che ancora una volta per le limitazioni imposte dalla normativa COVID siamo costretti a svolgere con un collegamento da remoto.

La mia introduzione visti i tempi ridotti a nostra disposizione sarà estremamente sintetica per consentire la più ampia partecipazione alla discussione dei temi all'o.d.g.
Innanzitutto un doveroso riferimento alla tragica vicenda avvenuta in Congo e l'espressione della nostra sentita partecipazione ai familiari dell'ambasciatore italiano e del carabiniere barbaramente uccisi mentre erano impegnati in una missione umanitaria.

Ritornando alle vicende del nostro Paese, registriamo l'avvenuto insediamento, a seguito della fiducia parlamentare, del governo presieduto dal prof. Mario Draghi. Dopo la crisi del Conte2 avevamo auspicato che nello spirito di solidarietà nazionale potesse essere favorita la convergenza delle forze politiche che si richiamano senza riserve ad un riferimento europeistico ma abbiamo dovuto registrare l'incapacità di aggregarsi attorno ad un esecutivo forte e autorevole.


Il presidente della repubblica, prendendo atto della impossibilità di formare una maggioranza politica omogenea e in considerazione della grave e drammatica situazione del Paese ha rivolto un pressante invito alla unità nazionale ed ha incaricato il prof. draghi di formate un Governo senza una preordinata caratterizzazione politica. L'appello del Presidente Mattarella ha trovato un ampio ad convinto sostegno politico in parlamento,consentendo la costituzione di un governo tecnico-politico pienamente legittimato ad assicurare la ripartenza del Paese rispetto alla drammatica situazione socio sanitaria.

Prevedibilmente l'attuale compagine governativa dovrà assicurare responsabilmente la stabilità politica necessaria per superare il semestre bianco fino all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica e auspicabilmente fino alla fine della legislatura. L'ampia maggioranza parlamentare dovrebbe Consentire al governo di affrontare prioritariamente e con efficacia i problemi legati al superamento della pandemia, alla salvaguardia dei posti di lavoro e al sostegno alla ripresa delle attività produttive.

Contestualmente bisogna definire la programmazione dei progetti legati alle risorse europee previste con il Recovery Found e avviare le riforme connesse riguardanti la giustizia, la progressione fiscale, la scuola, la transizione digitale ed ecologica e il potenziamento infrastrutturale del Paese.

L'obiettivo è semplificare le procedure burocratiche, superare, le disuguaglianze in un'ottica di coesione sociale e territoriale, ammodernare complessivamente il Paese. Il Parlamento per far fronte all'enorme mole di problemi dovrà recuperare a pieno la funzione legislativa espropriata in gran parte dal Governo attraverso la proliferazione di  decreti legge, max emendamenti e voti di fiducia.

In questo quadro dovrebbe trovare spazio  una riforma che veda l'adeguamento della costituzione e di regolamenti all'assetto rappresentativo determinato dalla nuova legge sul taglio dei parlamentari, prevedendo norme che vadano oltre il bicameralismo paritario con una nuova legge elettorale che, a mio giudizio, dovrebbe essere proporzionale con sbarramento e con l'introduzione della fiducia costruttiva. Inoltre la funzionalità dei provvedimenti legislativi e legata ad un ripensamento dei rapporti tra stato e regioni e a una revisione del Titolo V.

Il prof. Mario Draghi ha pronunciato parole di fiducia verso il Parlamento, ma il problema riguarda le forze politiche che sostengono il Governo e che già si stiano attestando su fronti contrapposti come sembra emergere dalla costituzione di strutture federative a destra e sinistra. Il mutato scenario politico certamente comporterà un processo di ristrutturazione dei partiti. Il vecchio modello di alleanze che ha determinato una crisi di sistema  è ormai usurato.

A destra  la Lega tenta di cambiare pelle e di riproporsi in una dimensione europeistica, pronta in prospettiva ad entrare nel partito popolare europeo. Nei cinque stelle si accentuano le divisioni interne con una probabile scissione. Il PD in piena crisi identitaria prefigura uno schieramento di sinistra allargata, mentre si avvia ad un aspro confronto interno. L'area centrale sempre più parcellizzata non riesce a trovare un  comune denominatore.


Nei giorni scorsi molti amici si sono interrogati sul che fare. Si è sviluppato un ampio dibattito e segnalo tra gli altri il contributo del nostro avv. Rapisarda. Io credo che la risposta all'interrogativo posto, non possa essere se non quella di operare per una ricomposizione al centro, attorno ad un disegno politico coerente costruito su una chiara premessa europeistica e la sulla convergenza tra lo schieramento moderato di centro destra e le forze democratiche e popolari aperte al riformismo.

In tal senso la convocazione di una nuova Camaldoli,  proposta da Bonalberti, è un'ottima idea. Tuttavia va preparata con ampie e qualificate presenze partecipative dell'associazionismo di ispirazione cattolica e dei movimenti popolari e cristiano democratici. Sarà, quindi, opportuno chiarire preventivamente e assai concretamente le finalità, gli obiettivi, le mete di Camaldoli2. Si esige, pertanto, un opportuno lavoro preventivo per individuare e registrare la disponibilità effettiva per un successivo percorso comune. Si tratta di evitare una ennesima passerella che, senza filo conduttore, porterebbe magari a un ampio dibattito, a una bella manifestazione, ma come Todi 1 e Todi 2  e tanti altri casi, senza  produrre un risultato concreto.

La vera ed effettiva verifica non potrà che esser quella  di un impegno comune alle prossime scadenze elettorali per confermare volontà politica, impegno e rappresentatività. Inoltre per costruire uno spazio competitivo nell'area centrale bisogna allargare il campo  e coniugare il popolarismo democratico cristiano con la carica riformatrice delle  forze politiche di stampo liberal democratico.

E' questa, a mio giudizio, la scommessa sulla quale si gioca un progetto vincente che può far uscire il confronto politico dalla rigida contrapposizione destra/sinistra aprendo spazi inediti di iniziativa politica e di rappresentanza elettorale a una coalizione centrista.

E' necessaria una forte iniziativa che acceleri i processi politici che abbiamo ipotizzato senza crogiolarsi o impantanarsi nella messianica attesa del leader carismatico o dei federatori politici.

I nuovi scenari che incombono hanno bisogno del riformismo tipico delle politiche popolari e liberal democratiche.

La D.C. guarda avanti ed ha storicamente dimostrato di essere capace di costruire un patto sociale e politico con le culture liberal democratiche. Inoltre il filone politico culturale cattolico democratico trova nel popolarismo la capacità di adeguarsi  al passo dei tempi e ai nuovi scenari che emergono dalle trasformazioni delle istituzioni e dell'economia. Abbiamo piena consapevolezza  della sfida che è davanti a noi  con le responsabilità da assumere e le scelte da effettuare.


L'occasione verrà, mi auguro presto, con il Congresso nazionale, che con un ricambio generazionale di classe dirigente, selezionata per qualità e rappresentatività, dovrà esprimere una nuova sintesi culturale e politica rispetto ai problemi dei cittadini, delle formazioni sociali, delle istituzioni  pubbliche.


Guardiamo al futuro con la speranza del nuovo umanesimo auspicato da Papa Francesco e, pur impegnati in una progettualità politica  che va oltre l'orizzonte, continuiamo  nel contempo a operare responsabilmente sui problemi che l'attualità ci impone di non eludere.

 

Renato Grassi

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