Vi sono «luoghi» in cui si deve realizzare l’umano in pienezza, secondo quella pienezza di vita di cui sono portatori i valori cristiani: il bene della famiglia umana, il bene che sono i poveri, la società, la pace, il dialogo sociale, l’ambiente.
Per questo servono evangelizzatori della politica!
Leggendo l’Evangelii Gaudium di Papa Francesco ci si imbatte nel quarto capitolo che evidenzia l’urgenza della evangelizzazione del sociale. Già papa Benedetto aveva detto: “Il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile” (7/09/2008).
In realtà il Papa Francesco sembra dire che urgono cristiani veri, coraggiosi e responsabili che innervino di valori cristiani la politica, la famiglia umana, la famiglia domestica, le relazioni tra i popoli, il diritto internazionale.

Come mai questa urgenza per papa Francesco? E’ un fatto evidente che questi “luoghi” stanno sempre più snaturandosi e rispondono sempre meno ai valori della vita buona, del bene comune, dei valori dell’etica cristiana.
E’ necessario portare il Vangelo nell’economia, nella politica, nelle relazioni fra gli Stati, nella finanza, nell’impresa, nella famiglia, nell’ impegno per la giustizia.
Muovendo dal realismo dell’incarnazione, la dimensione sociale della fede si rende urgente per innervare i “luoghi dell’uomo” .
Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, che è la sintesi aggiornata di tutto l’insegnamento sociale della Chiesa da Leone XIII a oggi, non fa altro che coniugare il bene comune vissuto e applicato alla storia e alla società.
Al centro della evangelizzazione del sociale sta l’urgenza di cristiani veri, coraggiosi e responsabili che rinnovino la storia dell’umanità.
Papa Francesco al n. 184 di EG scrive: “Tutti i cristiani, e anche i pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore”. Tutti, dunque, compresi i sacerdoti, i vescovi, le suore di clausura. E al numero 182 continua: “I pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano”.

Il Concilio ha aperto una grande finestra sul mondo contemporaneo, per cui i valori del cristianesimo non devono limitarsi all’ambito private e alle sacrestie ma devono essere gridati sui tetti per il bene comune. Questo significa che anche come cristiani occorre avere una vocazione al sociale non solo come cittadini, ma anche come cristiani. Il cristiano non annulla l’umano in quanto la fondo la vocazione al sociale non è fondata solo sulla natura umana, ma anche sul mio essere cristiano.

Nel mondo politico di questa epoca storica è del tutto assente un’area che voglia assumersi con coraggio il ruolo sociale che sappia porre al centro la persona e la famiglia, che ridia alla politica il compito proprio di determinare i fini del bene comune, e all’economia e alla finanza quello di strumenti atti al loro perseguimento all’interno del contesto etico proposto dalla Dottrina sociale della Chiesa.
E’ quello che avevano compreso i Fondatori della Democrazia Cristiana e i democristiani più veri.

La dottrina sociale della Chiesa ─ espressa nel Compendio ─ è un elemento essenziale della evangelizzazione del sociale. In esso sono contenuti gli elementi essenziali riguardanti il lavoro, l’economia, la destinazione universale dei beni, la pace, la salvaguardia dell’ambiente, la finanza, la società politica, la società internazionale. La Dottrina sociale della Chiesa sarà l’indicatore e la bussola di buon cammino per realizzare il bene comune e il dialogo sociale. Per realizzare il bene comune occorre imparare quello che i nostri Padri ci hanno insegnato: essere un «popolo» unito dal punto di vista morale, culturale, unito nella vocazione verso il bene comune, il bene di tutti. No! alle idee neo-individualistiche che pensano solo al bene di alcuni, ma non di tutti. No! al neo-utilitarismo, per il quale è importante il bene per la maggioranza, ma non per tutti.

In Evangelii Gaudium papa Francesco ricorda che per essere «popolo» ci sono quattro principi da seguire.

  1. Il tempo è superiore allo spazio. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, non come fanno i politici attuali. “Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica – sottolinea papa Francesco – consiste nel privilegiare gli spazi di potere, al posto dei tempi dei processi.” In sostanza, egli dice: quelli che sono stati eletti per servire sembrano principalmente preoccupati, a occupare lo spazio, il posto, non sono invece preoccupati ad attivare processi di vera trasformazione, processi per politiche di lavoro per tutti, processi per educazione per tutti, processi per sanità per tutti.
  2. Un secondo principio: l’unità prevale sul conflitto. Il Papa ricorda che «Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà». L’obiettivo evidente è quello di sottolineare che la costruzione di una società rinnovata passa da quanti sono capaci di lavorare con fiducia e capacità di visione considerando la solidarietà e la fraternità come emblemi della costruzione di una autentica convivenza.
  3. Un terzo è: la realtà è più importante dell’idea, ovvero le persone sono più importanti di certi progetti che i politici si prefiggono. Il principio “la realtà è più importante dell’idea” aiuta a trovare tali priorità. Le persone e i loro bisogni reali prevalgono su questo o quel progetto. La politica e i valori dellla fede non possono essere ridotte a retorica
  4. Un quarto principio offerto da papa Francesco: il tutto è superiore alla parte. Ossia: non si dev’essere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari. Bisogna allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti. Però occorrerà farlo affondando le radici nella terra fertile e nella storia del proprio luogo. Si lavora nel piccolo, con ciò che è vicino, però con una prospettiva più ampia.

Per costruire un tale progetto ed evangelizzare la politica è indispensabile curare una propria formazione. La strada da percorrere è la riscoperta profonda dei valori cristiani e della loro radicalità, e per questo l’unica via percorribile sia quella di farsi guidare dalla Dottrina sociale della Chiesa al fine di innervare dei valori cristiani il sociale e il politico.
Per cui chi vorrà assumersi un ruolo sociale e politico nell’orizzonte cristiano

  • dovrà considerare il proprio compito non come una mera appendice della loro vita, ma dovrà identificarsi con la stessa missione e impegno cristiano;
  • dovrà impostare la propria esistenza su un principio alto: fare come se tutto dipendesse da noi, sapendo che tutto dipende da Dio;
  • dovrà sostenere le proprie scelte da una forte formazione e spiritualità adeguate;
  • non dovrà cedere a quel pessimismo sterile che impedisce di scoprire il buon grano in mezzo alla zizzania;
  • dovrà poter contare su una vera esperienza di fraternità, sul vivere insieme, sulla cultura dell’incontro e della partecipazione;
  • dovrà coltivare un impegno che non si stacchi da Dio e dalla sua legge.

Un’ottima fonte di formazione potrà essere anche l’esortazione apostolica di papa Francesco: l’Evengelii gaudium.

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