La proposta di una autonomia differenziata per la Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna rischia di creare un "vulnus " nell'assetto istituzionale del Paese, rompendo un meccanismo perequativo di solidarietà tra territori che sull'unita politica,economica e sociale hanno trovato un comune denominatore per costruire l'Italia democratica e repubblicana regolata dalla attuale Carta costituzionale.


Nessuno può negare il diritto dei cittadini italiani a più elevati standard di vita che siano garantiti da servizi sempre più adeguati da parte delle istituzioni nazionali e locali. Questo però impone uno sforzo complessivo di modernizzazione ed efficienza da programmare e attuare su tutto il territorio nazionale, senza fughe in avanti che possano premiare i più forti ed emarginare ulteriormente i cittadini delle aree più deboli.


E certamente necessaria un revisione costituzionale di un meccanismo regionale che si rivela sempre più obsoleto rispetto alle rappresentanze degli interessi territoriali in una società sempre più interconnessa con interessi sociali economici e culturali che spaziano in aree di riferimento geopolitico che travalicano ampiamente i confini nazionali.


Il problema va affrontato dal Governo e dalle forze politiche non in una logica settoriale, ma in un disegno di crescita complessiva ed equilibrata del Paese.


Questo non esime da un giudizio negativo su una tradizionalmente tardiva presa di coscienza dei problemi comunitari da parte di una classe dirigente, non solo politica che, nell'assenza del buon governo e perpetuando la logica dell'ascarismo e del cambio di casacca per la salvaguardia del proprio potere clientelare, ha contribuito alla marginalizzazione del Mezzogiorno nel contesto nazionale ed internazionale.

dr. Renato Grassi

Segretario nazionale della DC

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Fratelli tutti

Fraternità e amicizia sociale sono le vie indicate dal Santo Padre Francesco per costruire un mondo migliore, più giusto e pacifico, con l’impegno di tutti: popolo e istituzioni. Ribadito con forza il no alla guerra e alla globalizzazione dell’indifferenza. Il Papa la definisce una “Enciclica sociale” che mira a promuovere un’aspirazione mondiale alla fraternità e all’amicizia sociale. A partire dalla comune appartenenza alla famiglia umana, dal riconoscerci fratelli perché figli di un unico Creatore, tutti sulla stessa barca e dunque bisognosi di prendere coscienza che in un mondo globalizzato e interconnesso ci si può salvare solo insieme. Ovviamente la fraternità è da promuovere non solo a parole, ma nei fatti. Fatti che si concretizzano nella “politica migliore”, quella non sottomessa agli interessi della finanza, ma al servizio del bene comune, in grado di porre al centro la dignità di ogni essere umano e di assicurare il lavoro a tutti, affinché ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Al contempo, Papa Francesco sottolinea che un mondo più giusto si raggiunge promuovendo la pace, che non è soltanto assenza di guerra, ma una vera e propria opera “artigianale” che coinvolge tutti.

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